E’
l’unico formaggio di capra
italiano riconosciuto con Dop e
Doc. Nel marzo del 2003 a Lione,
dunque non solo in trasferta ma
addirittura a casa del miglior produttore
mondiale, ha vinto il primo premio
nel settore chèvres fermières,
i caprini d’eccellenza. Il
nome nasce dal latino rubeola –
ruber, rossiccio, il colore della
crosta invecchiata a lungo - come
i romani chiamavano le formaggette
di latte ovino e caprino prodotte
dai Celti e dai Liguri.
A Roccaverano
è ancora in auge l’antichissima
tradizione della lavorazione del
latte caprino di queste terre. Un
procedimento semplice e naturale.
Il latte munto riposa tutta la notte,
per far aumentare la temperatura.
Viene poi mescolato con quello munto
al mattino. Puro latte di capra
crudo, cioè intero. Ventiquattro
re per cagliare e poi nelle forme,
salato e rivoltato. I fermenti lattici
vivi sono presenti sino al consumo.
Commestibile dopo tre quattro giorni
e, stagionato, per due tre mesi.
Delicata e profumata – naturalmente
sentori di aromi erbacei, timo serpillo
soprattutto - è leggermente
acidula, la pasta è finemente
granulosa e la crosta, se consumata
fresca, è inesistente.
La Dop consente anche l’uso
di latte vaccino, per una produzione
quantitativamente più rilevante.
Può essere consumata con
un filo d’olio d’oliva
e pepe. Stagionata può essere
elaborata – con l’autorizzazione
del Consorzio di tutela –
nelle arbarelle sott’olio,
oppure in mosto di uva moscato con
erbe aromatiche come il rosmarino,
alloro, peperoncino. Non mancano
quelle avvolte in foglie di vite,
o di castagno oppure di cavolo.