Il
nome scientifico Cynara cardunculus L.
var. altilis D.C. assomiglia a un’antica
iscrizione romana, ma il Cardo Gobbo di
Nizza in realtà è unico,
nella pur affollata famiglia della sua
specie. E’ facile da individuare
sul banco dei rivenditori in quanto è
curvo (gobbo, appunto), come accartocciato
su se stesso.
Altra prerogativa visiva fondamentale
è il color bianco latte. Nel gustarlo
si nota immediatamente quanto sia croccante
senza essere troppo filamentoso e amaro,
risultando al contrario piacevolmente
dolce.
I terreni sabbiosi alluvionali che costeggiano
il torrente Belbo, sono la sua patria
d’elezione, partendo da Nizza
Monferrato per estendersi
alle vicine Incisa
Scapaccino e Castelnuovo
Belbo. Nessuno ortaggio richiede
tanto lavoro ed esperienza come il Cardo
Gobbo. E’ quindi ovvio che il tutto
si riflette nel prezzo di vendita, sensibilmente
superiore ad altre specie coltivate senza
particolari accorgimenti. I “cardaroli”,
come vengono definiti i pochi orticoltori
che ancora si dedicano a produrre questa
autentica specialità, utilizzano
solamente il tipo denominato “spadone”.
La semina avviene nella tarda primavera
e nel corso dell’estate le piantine
vengono diradate. A fine settembre vengono
scalzate da un lato, coricate e coperte
di terra. L’operazione, con la complicità
dei primi freddi autunnali, provoca l’incurvamento
e l’imbiancamento del cardo, che
maturerà perfettamente quando a
novembre le prime gelate ne ammorbidiranno
la dura fibrosità prima del raccolto.
Il Cardo Gobbo di Nizza è ingrediente
fondamentale per celebrare al meglio il
rito conviviale della bagna
càuda, ma è
molto utilizzato per piatti di grande
livello come tortini e flan da accompagnarsi
alla fonduta o solo scottato con salsa
all’acciuga. Oggetto dell’attenzione
di un Presidio Slow Food, il Cardo Gobbo
ha una produzione limitata a qualche decina
di quintali.