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COMUNE DI
MOASCA |
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Arrivando
da Asti, a 25 Km. dal capoluogo, all’ingresso
della valle che porta a Canelli, il paese
di Moasca appare all’improvviso, al
culmine di un colle ampio e verdeggiante.
Per giungervi, il percorso inizia dall’antica
cappella della SS. Nunziata all’incrocio
con la provinciale Asti-Canelli, lungo la
strada che inerpicandosi, attraversa i quattro
chilometri quadrati del comune. In cima
alla salita, il centro storico è
dominato, ancora dopo sette secoli, dalla
sagoma imponente del castello medioevale.
I suoi due grandi torrioni sono però
solo parte della scenografia : completano
l’ingresso dalla piazza con l’ottocentesco
Palazzo Comunale le vicine Chiese di San
Rocco e San Pietro. Esempi locali di barocco
e neoclassico, e testimonianze della vitalità
nel tempo di questo piccolo borgo rurale. |
| CENNI
STORICI |
Moasca,
“città in mezzo alle acque”.
Così suggerisce l’etimo in
ligure antico Muasca. In effetti, pur
essendo tra le colline del Monferrato,
è l’acqua dei torrenti Belbo
e Nizza a delimitare quel lembo di terra
abitato dalle agguerrite tribù
liguri già secoli prima dei romani.
Moasca erediterà caratteristiche
di forte indipendenza da questi popoli
liberi: nel Medioevo diverrà parte
del Feudo indipendente detto “Consortile
di Canelli”; nel Trecento, invece,
sarà epicentro di faide e scontri
tra Guelfi e Ghibellini. Non a caso, visto
che il villaggio era un solido avamposto
inserito in una rete di forti famiglie
feudali e che anche di qui, come in tutta
la zona, passavano le ricche rotte commerciali
con la vicina liguria. Arroccata sul confine
tra Astigiano e Monferrato, Moasca nel
Medioevo come in età moderna risentirà
sempre delle turbolente vicende guerresce
e di conquista tipiche delle città
di frontiera di tutti i tempi, orgogliose
della propria indipendenza.
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| LA
CULTURA DELLE COLLINE |
“Fertilissimo
in biade, vini ed in tutti gli altri prodotti”
si scrive di Moasca ad inizio Ottocento.
E la vocazione agricola ed enologica si
è mantenuta e rafforzata nel tempo
tra queste colline. Mele, tartufi, ma
soprattutto uve, da cui si ottengono i
più pregiati Barbera d’Asti,
Moscato d’Asti e Asti Spumante.
Vini importanti ottenuti nelle numerose
piccole tenute agricole che, proprio nel
territorio di Moasca, vantano da sempre
tra le migliori esposizioni collinari
del Piemonte.
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| STORIA
DI UN CASTELLO |
Era
l’estate del 1308 quando, dopo 22
giorni di assedio i milite delle famiglie
guelfe fecero irruzione nel castello di
Moasca, ultimo avamposto dei De Castello,
nobili ghibellini. Poco dopo, questo maniero
veniva distrutto e si perdeva memoria
delle sue forme e stile. Solo nel 1351
si pose mano alla sua ricostruzione. Sorse
così quella che Gian Secondo De
Canis nel 1814 descriveva come “una
rocca fiancheggiata a levante da due enormi
torrioni altissimi e rotondi, le cui cime
con quelle del castello erano coronate
di merli, ridotti ora a coperto di tegole.
Non si può salire al Castello che
col mezzo d’un alto e stretto ponte
levatoio a leva da cui si passa da un
barbaro dongione”. Reso ancora più
confortevole col tempo, nell’800
l’interno del castello è
diviso su due piani: il secondo adibito
a granaio, il primo ad abitazione, e sotto
la grande cantina collegata ai profondi
cunicoli utilizzati come celle. Ancora
agli inizi del ‘900 il castello
era di fatto abitabile e nel 1926 nel
salone delle feste vi si tenne addirittura
una rappresentazione teatrale. La rovina
del castello è recente: solo nel
dopoguerra il completo abbandono ha prodotto
un rapido e irreversibile degrado. Di
recente però, un accurato intervento
di restauro ha impedito che Moasca perdesse
per sempre il simbolo della propria storia
ed identità.
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| LA
TORTA D'MU |
| Tra
le più antiche tradizioni gastronomiche
di Moasca, rimane viva ancora oggi la singolare
abitudine di utilizzare in cucina le more
dell’albero del gelso: il Mu in dialetto.
Da secoli infatti le donne del paese riescono
a ottenere splendide marmellate e torte
con l’umile frutto di questa pianta,
che oggi cresce quasi spontanea ma che un
tempo era diffusissima come alimento per
i bachi da seta. Una dolce consuetudine
tipicamente moaschese rievocata ogni anno
dalla festa della “Torta d’Mu”
che a fine giugno addolcisce i festeggiamenti
patronali con assaggi indimenticabili. |
| MANIFESTAZIONI |
Fine
giugno/inizio luglio: Festa Patronale
di San Pietro Apostolo con incontri musicali
ed appuntamenti enogastronomici; Festa
della Torta d’Mu
Seconda domenica di luglio: TOUR TRA LANGA
E MONFERRATO gara di regolarità
per auto storiche;
Raduno d’auto e moto d’epoca
“Memorial Fulvio Boffa”;
Fine ottobre: Festa “ del livori
d’la Vendemmia” (Festa di
fine vendemmia)
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