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COMUNE DI CESSOLE

Cessole Comune di Cessole
Via Roma 49
Tel: 0141/80142
Sindaco: Alessandro Francesco Degemi
Abitanti: 454
Altitudine:  290 s.l.m.
Carabinieri: Bubbio
Tel: 0144/8103

http://www.comune.cessole.at.it
E-mail:cessole@reteunitaria.piemonte.it

CENNI STORICI

Cessole: c'è il sole. Così recita la propaganda di campanile, anche se sembra più probabile che il nome di questo paese derivi da un patronimico abbastanza frequente tra i Liguri Stazielli, antichissimi abitatori della zona, vinti dai Romani verso il 173 avanti Cristo: Cissus, il cui diminutivo Cissolus prese poi la forma di Cessolae e Cessule nel toponimo latino la cui cadenza si ritrova pari pari nella forma dialettale.
Di certo sappiamo che occorre attendere il 1142 perché Cessole entri ufficialmente nella storia. In quell'anno insieme a molti altri territori e castelli appartenenti dal contado Albese sotto la protezione di Bonifacio del Vasto (marchese di Savona, discendente per quarta generazione di Aleramo) passava in eredità al di lui figlio Bonifacio Minore, così chiamato per distinguerlo dall'altro figlio Bonifacio Maggiore, marchese di Incisa. Bonifacio Minore fu il primo Marchese di Cortemilia e morì senza prole: il Marchesato andò allora in possesso di un altro suo fratello, Enrico marchese di Savona e Del Carretto, che nel 1191 fece atto di fedeltà al Comune di Asti. Caduta la repubblica di Asti, Cessole si resse da sé fino al 1315, quando Manfredo marchese di Saluzzo lo conquistò con le armi, vendendolo poi agli Scarampi, signori astigiani, che a loro volta lo cedettero al Re di Francia spadroneggiante in Asti e infine ne ritornarono in possesso, dopo una contesa con i Busca, nel 1436.
Il trattato di Cherasco, stipulato nel 1631, assegnava definitivamente il borgo ai Duchi di Savoia, nella cui orbita e predominio sarebbe poi rimasto. Il feudo di Cessole continuò ancora a cambiare "titolare": per successivi matrimoni venne in possesso del marchese Scaglia Augusto conte di Verrua, la cui famiglia poi lo vendette nel 1775 al conte Onorato Spitalieri di Nizza Marittima.
Ma non sempre in quegli anni così movimentati tuonò il cannone da queste parti e alcuni episodi mettono bene in luce aspetti inediti di vita quotidiana. Correva l'aprile del 1640, l'annata già si delineava di fame, come e forse più delle precedenti, non soltanto per i motivi politici, le incursioni militari, ma anche per le tardive brinate, la prolungata siccità e la grandine copiosa. I nobili Sindaci e Consiglieri ritennero di poter alleviare gli stenti del popolo "quando un po' di commercio e concorso di gente anche dal di fuori si fosse richiamata al paese, con un giorno di mercato alla settimana e due fiere l'anno". Il medesimo verbale comunale osserva che "non essendovi alcun guadagno per il sostegno del popolo, ed acciocché avendo li particolari del luogo robbe e bestiami, in tali giorni li venderanno, e potranno fornirsi in loco dai negozianti forestieri per quelli generi si trovino mancanti."
Intanto alla torre e al castello di Cessole era stata affissa una grida del Marchese di Spigno, con la quale il nuovo feudatario annunciava l'istituzione a Spigno, in data 23 novembre 1639, di una fiera franca, esente cioè da dazio, dogana e altri balzelli. Incoraggiati da queste notizie e spinti dalle urgenti necessità del paese, gli amministratori cessolesi si riunirono il 1 maggio 1640, incaricando Henrietto Negro di presentare personalmente al Marchese di Spigno la seguente supplica: "Sendo il luogo immune e franco, come consta da investitura imperiale, essere bene sollecitare da S.V. Ill.ma per ottenere di poter fare mercato un giorno la settimana, al mercore, essendo il più congruo alle terre circonvicine, per non disturbare li altri mercati che si fanno lontano otto milia. Come anco di poter fare fiera franca al 26 agosto a Sant'Alessandro, e al 1 maggio, festa dei Santi Apostoli Giacomo e Filippo". Fu questo il primo mercato che venisse aperto in Valle Bormida e precisamente nel giugno 1640.

TERRITORIO - ECONOMIA

Inerpicandosi fino a sbucare nella piazzetta della chiesa, si può ammirare la collina, verde di boschi e noccioleti, dove si erge la silhoutte inconfondibi­le della Madonna della Neve, tradizionale appuntamento devozionale e gastronomico. L’intero centro storico di Cessole ha mantenuto caratteri di schietta impronta medioevale. Nel borgo che si è sviluppato lungo la pro­vinciale di fondovalle si trovano le attività commerciali ed artigianali.

TESTIMONIANZE D'ARTE

Dalla chiesa di Sant'Antonio da Padova, alla sommità del centro storico, salendo da destra, si trova il "cimitero vecchio", come gli anziani chiamavano ancora questa località. Sul cocuzzolo rimangono le fondamenta dell'antica torre. Tutt'attorno si ergeva il castello di Cessole.
La sua estensione non doveva essere tanto breve e ristretta, come sembrano far credere le attuali condizioni del luogo.
Le tracce di mura che ancora si rinvengono qua e là, da un capo all'altro, fanno pensare invece a una costruzione piuttosto ampia e massiccia. Il castello doveva essere ben fornito di aperture e comunicazioni anche segrete.
Fino a non molti anni fa esisteva ancora un cunicolo che dalle prime case del quartiere portava fin sotto i resti della torre. L'abitato era poi ben definito e racchiuso nelle mura che si estendevano al di sopra della chiesa di Sant'Antonio con la Porta Soprana, scendevano a ovest, come ancora risulta dagli avanzi emersi di tanto in tanto dagli scavi del terreno, e terminavano all'attuale arco di casa Brezzo con Porta Sottana.
Nel recinto delle mura si svolgeva tutto il movimento del paese; qui abitava la maggior parte della popolazione, specialmente le famiglie più distinte, non essendo allora la piana di Bormida per nulla abitata. La prima casa, l'unica di epoca piuttosto remota che vi fu costruita, risale infatti al 1627.
Sotto al castello vi erano già delle case, le prime botteghe, la censa. Ai lati della porta di questa, verso la strada, ora murata, sotto le due pietre di travertino sporgenti, che ancora esistono, sembra venissero affisse le ordinanze e i manifesti delle autorità.
Anche la vecchia chiesa parrocchiale con la casa canonica distaccata, oltre a Sant'Antonio che fungeva un po' da oratorio gentilizio dei feudatari, si trovavano nelle immediate vicinanze del castello, agli ordini e per la comodità dei medesimi. Ancora oggi il titolo della parrocchia di Cessole nella sua denominazione ufficiale è "Santa Maria del castello". La prima pietra della nuova grande chiesa fu benedetta il 19 aprile 1779, ma ci vollero ben 180 anni di discussioni per scegliere il posto dove edificarla. Il progetto è opera dell'architetto Giacomo Carretto, discepolo di Juvarra, uno dei principali rappresentanti dello stile barocco che dominò l'arte italiana del XVII secolo (sono opera sua il palazzo Madama di Torino, la Basilica di Superga e la Palazzina di Stupinigi). Egli si trovò subito di fronte a un problema di scelta del sito: c'era chi la voleva al posto del piccolo oratorio dei Disciplinati, chi sul terreno dell'antica chiesa, vicino al castello distrutto, chi infine nella piana.
Il famoso architetto riuscì a mettere tutti d'accordo, ma dovette costruire due chiese, per poter soddisfare i Disciplinati e la popolazione. Il terreno per la costruzione venne donato dal signor Francesco Scaliti e l'impresa esecutrice fu la famiglia Muratore, abili capomastri di quel tempo. L'opera si presentò talmente mastodontica che nel maggio successivo venne affidata, per la prosecuzione dei lavori, al capomastro Domenico Pedrotta. Il tempio fu ultimato nel 1784 e fu, per quell'epoca, una costruzione colossale. Comprende due chiese, una sull'altra: la superiore è la parrocchiale sotto il titolo di Nostra Signora Assunta, mentre quella di sotto è l'oratorio della confraternita dei Disciplinati, chiamata anche "chiesa dei Battuti". Battuti - in dialetto Batù - è il nome popolare degli appartenenti a una associazione fondata per le opere di carità e di pietà, per l'esempio del buon culto e della penitenza.La costruzione costò complessivamente 4.700 lire, il progetto 228 lire e tre soldi.
Tra gli altri edifici di culto del paese, oltre al semplice, cinquecentesco Santuario della Madonna della Neve, con portico antistante e slanciato campanile, si segnala la chiesa di Sant'Alessandro, nella piana, di leggiadre forme barocche.

MANIFESTAZIONI
3^ domenica di maggio: Sagra delle frittelle

1^ domenica di luglio: partecipazione alla festa della Valle Bormida con i giochi della memoria

05 agosto: Festeggiamenti Madonna della Neve

2° venerdì di agosto: “gran fritto misto di pesce” (brindisi sotto le stelle con moscato e brachetto)

26 agosto: festeggiamenti patronali di Sant’Alessandro

2° fine settimana di settembre: partecipazione al Festival delle Sagre di Asti

24 dicembre: rappresentazione presepe vivente

 

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