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| COMUNE
DI CELLE ENOMONDO |
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Comune
di Celle Enomondo
Via Roma 30
Tel: 0141/205130
Sindaco: Walter Vercelli
Abitanti: 461
Altitudine:
234 s.l.m.
Carabinieri: San Damiano d’Asti
Tel: 0141/975064 |
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| E-mail:
comun.celle.enomondo@libero.it |
| CENNI
STORICI |
Celle
era un antico insediamento abitato da
tribù liguri e celtiche e che,
successivamente, l’autorità
romana continuò a sviluppare dal
punto di vista agricolo. Si hanno notizie
sparse a partire dall’899 d.C. nell’Alto
Medioevo. Ottone terzo lo assegnò
nel 990 al monastero della Novalesa e
in feudo ai signori di Vaglierano. Il
castello che sorgeva anticamente nel centro
abitato era ricordato in parecchi documenti
perché fra le sue mura vennero
stipulati numerosi contratti e soggiornarono
diversi vescovi.
Entrò a far parte del Comune di
Asti nel Basso Medioevo. In epoca medioevale
il territorio si presentava con grandi
prati, boschi, incolti e qualche vigneto,
disposti intorno ai “castra”,
alle cascine, ai piccoli borghi. A partire
dal XII e XIII secolo iniziò l’espansione
della “domus” con il dissodamento
degli incolti destinati alla cerealicoltura
(specialmente grano) e a prato, al taglio
dei boschi vicino al villaggio. Nella
metà del ‘300 vi fu un abbandono
delle campagne per motivi di peste e poi
un ritorno, nel 1400-1500 grazie alla
ripresa dei prezzi dei cereali e all’aumento
demografico. Fu anche in questo periodo
che si sviluppò maggiormente la
vite in collina, da una parte, e la bonifica
e l’irrigazione delle pianure sottostanti
il paese dall’altra. Intorno al
‘600 la situazione si fece stabile,
sia dal punto di vista agricolo, sia per
quanto riguarda il potere signorile. Il
paese passò dai Malabaila ai Vercellis,
poi ai Mestiatis e ai Berlinghieri. Dal
1688 fino al 1793 si insediarono i Conti
Ramelli di Celle, possessori anche di
un palazzo e di una torre ad Asti ( angolo
via Carducci e via Borgnini, il palazzo
era adiacente e si estendeva fin in piazza
Cattedrale). I Ramelli governarono a Celle
fino al 1793 ma rimasero sempre personaggi
di notevole importanza e prestigio nel
paese fino negli ultimi anni dell’800.
Nacque, tra i Ramelli, nel 1666, Giovanni
Felice che fu abbate dei canonici lateranensi
e pittore di miniature. Il papa Clemente
XI lo nominò custode dei codici
miniati della Biblioteca Vaticana. Molte
opere che egli dipinse si trovano a Roma,
altre nel gabinetto delle miniature del
Palazzo Reale di Torino (ritratti di principi
sabaudi, del pittore Van Dick, Albani,
Reni...che egli regalò al re Carlo
Emanuele III), altre ancora se ne ammirano
alla Biblioteca Canonica di Padova ed
alcune al Museo Civico di Asti tra cui
“Giuditta ed Oloferne” e “Sisara
e Giaele”. Si deve al Ramelli l’arrivo
ad Asti della tela “Cena in casa
di Simone” dipinta da Subleyras,
da Roma nel 1739 al refettorio della Chiesa
di Santa Maria Nuova dove restò
fino alla venuta di Napoleone I che la
fece portare al Louvre. Nel ‘700
Celle fu invasa dai francesi e rimangono
alcune testimonianze scritte in cui è
evidente la distruzione di case, gli incendi
appiccati a coltivazioni e boschi,la violenza.
Dopo i Ramelli, Celle passò ai
Vagnone, ai Bianco e ai Francia. Nel ‘700,
anche a Celle come nel resto del Piemonte,
si diffuse l’affittanza delle terre
con l’azienda agricola capitalistica,
i braccianti pagati a giornate e i mezzadri.
Dall’800 in poi ci fu la proliferazione
della cascina isolata “a corte”.
A partire da metà ‘800 Celle
non fu soltanto un paese dedito all’agricoltura
ma iniziarono a sorgere alcune botteghe
artigiane. Dal libretto degli artigiani
del 1844 risultavano esserci due mastri
da muro, due calzolai, cinque falegnami,
due fabbri ferrai, cinque sarti. Nel 1854
ci fu l’apertura di due osterie,
o meglio, di “esercizi di caffè
per vendita di spiriti, vino imbottigliato
e acque gazose”. Il vino era il
prodotto locale d’eccellenza, si
produceva già quello che oggi si
chiama Barbera ma era fortemente alcolico,
di color rosso scuro, tendente quasi al
nero, sostanzioso. Il vino, in quegli
anni, aveva un altissimo consumo: la gente
lo beveva soprattutto per nutrirsi, al
limite per stordirsi. La Barbera aveva
addirittura ispirato e dato il titolo
ad un’opera buffa, intitolata proprio
“il vino di Barbera” di Giuseppe
Cotti. Fu presentata al teatro Vittorio
Emanuele di Torino durante il Carnevale
1866. Cantava il coro: “Confessarlo
pur conviene/ la Barbera è un buon
liquor/ sangue instilla nelle vene/ e
mantiene il buon umor./ La Barbera più
vivaci/ fece i giovin del paese/ la Barbera
più robusto/ e più fore
l’uomo rese./ Viva dunque la Barbera/
viva sempre il suo liquor.”. Anche
Giovanni Pascoli sembrava esserne un consumatore
che l’apprezzava:”serba la
tua più purpurea Barbera/ per quando,
un giorno che non è lontano/ tutto
ravvolto nella sua bandiera/torni Galliano”.
Le uve venivano portate dai contadini
nella cantina sulla piazza del paese,
costruita sulle antiche fondamenta del
castello,e si produceva, dopo un lungo
processo, la Barbera.
Proprio per la sua produzione vitivinicola
Celle cambiò nome, nel 1863, in
Celle Enomondo. Il comune assunse la denominazione
Enomondo derivante dal greco enos= vino
e mondus= puro con il significato di cantina
del vino puro. Nobili, contadini, artigiani
si trovavano tutti all’interno della
parrocchia, la domenica, per seguire la
Messa, ma anche nelle diverse confraternite
sorte nelle varie borgate. Nel 1906 figuravano
quelle di San Rocco, del Ss. Sacramento
e del Rosario e di San Vincenzo nella
borgata Merlazza, tutte a scopo esclusivo
di culto. Vi erano, inoltre, chiesette
sparse, ora scomparse, come quella di
S.Maria, di cui sono stati ritrovati documenti
relativi ai suoi possedimenti, e quella
di San Martino. Numerose erano anche le
cappelle votive al limite di strade e
campi, di cui ne restano alcuni esempi.
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| TERRITORIO
- ECONOMIA |
Celle
Enomondo sorge sul crinale di una collina
e si sviluppa, alla moda piemontese,
lungo un semicerchio. E’ un paese
agricolo posto a sud-ovest del capoluogo,
noto soprattutto per la produzione di
vino Barbera. Meritano sosta nel centro
di Celle: la Chiesa parrocchiale, dominante
l’ampia vallata a cui fa da sfondo
la cerchia alpina, che conserva il campanile
romanico e al suo interno un affresco
tardo trecentesco; l’antica Chiesa
di San Rocco.
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| "
LE MASCHE" |
Se
torniamo indietro nel tempo, trasportati
da antiche leggende raccontate dai nostri
nonni, riscopriamo la magia ed il calore
delle veglie invernali trascorse nelle
stalle. Veniva raccontata la storia delle
masche. Erano persone un po’ strane
e particolari; donne sole e introverse
che praticavano ogni sorta di illusione
con riti misteriosi. Questi riti erano
raccolti in un libro antico, Il Libro
del Comando, scritto in latino o altra
lingua non comune.
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| MANIFESTAZIONI |
“Vijè,
cudì e cantè” rievocazione
storica in costume d’epoca con riproposizione
di antichi mestieri primo sabato di luglio
Festa patronale di “San Rocco”
12_16 Agosto
Sagra del Barbera e Grignolino serata
del 15 Agosto
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